Monte Terzo

Da bambino facevo sempre le vacanze estive a Ravascletto assieme ad una caterva di parenti ed amici di famiglia. I più grandicelli dedicavano alcune giornate delle vacanze alle mitiche “spedizioni”: sveglia alle  5 di mattina per i vari preparativi, zaini militari da riempire di attrezzatura e materiale per ogni evenienza, cibo per sopravvivere a chissà quali eventi imprevisti.. e quindi partenza per le cime della zona: monte Runch, Valsecca, Piz di Mede, Pezzacul, Zoncolan o Tamai; se poi le mete erano più ardite quali Crostis, Cimone di Crasulina o Arvenis, allora bisognava anticipare di almeno un’ora la sveglia! La prima “spedizione ardita” a cui sono stato ammesso per raggiunta età era veramente ambiziosa: Monte Terzo passando per il Cimone di Crasulina! Una vera pazzia… arrivammo fino a casera Glarêtz, appena sopra Ravascletto, dove un forte acquazzone ci fermò per ore e ci fece fare poi un mesto ritorno all’ovile.

Ovviamente i fatti sopra accennati sono filtrati dagli occhi di un bambino e distorti da 40 anni di labile memoria, fatto sta che sul monte Terzo, né allora né poi, non ci sono proprio mai salito.

Ma torniamo ai giorni nostri… è ormai da qualche giorno che il vento da nord “nordeggia” deciso ed io, ingolosito da un accenno alla possibilità di decollare con il nord dal monte Terzo, che la butto lì come obiettivo per la prossima spedizione di camminata e volo di gruppo. Al primo tentativo prevale la scelta del Dimon/Paularo, poi – nei giorni successivi – il buon Plume mi indica che in Carnia “nordeggia” fin troppo deciso e non è proprio il caso…

Mhh.. domani però il nord cala, una conferma da Eros (grazie mille!) che le previsioni sono favorevoli e butto la proposta sul gruppo dei Montanus. La giornata, per quanto tra le feste, è comunque lavorativa; le due/tre semi-adesioni decadono per altri propositi non di volo dei possibili partecipanti e mi ritrovo solo… e qui scatta la molla di qualcosa che volevo fare già da un po’: una solitaria per potermi misurare con il mio peggior nemico, ossia me stesso. Non rilancio quindi sul gruppo e non cerco altri adepti, domani sveglia presto, e via!

Suona la sveglia ed il mio nemico (sempre me stesso) me la fa spegnere e ritardare di mezz’ora, tanto che fretta c’è, non ho appuntamento con nessuno… vado… non vado… vado… cazzarola! Sì che vado! Giù dal letto, dentro il materiale nello zaino e parto, anche se per convincermi ho dovuto simulare un rendez-vous al Maialetto dove, ovviamente, ho dovuto anche fare colazione.

Arrivo a Laipacco di Paluzza e parcheggio a fianco del ponte sul But che porta a Cleulis. Ispeziono il possibile atterraggio: un prato sulla riva est del But appena sopra il ponte: sarà il posto migliore? ma ci arrivo qui dal decollo? potevo ben chiedere informazioni anche su dove atterrare… Ma certo che qui va bene! E così posiziono una striscia di nastro bianco/rosso a mo’ di manica a vento e mi avvio a piedi.

Per saltare un po’ di strada asfaltata opto per risalire per un centinaio di metri la strada che porta a Cleulis ed imboccare il sentiero (segnato CAI con indicazione per Timau) che passa per Placcis; arrivato nuovamente alla strada asfaltata di segni CAI più nemmeno l’ombra… beh, è ovvio che devo salire quindi: sù in salita! dopo qualche minuto mi assale qualche dubbio sulla scelta (sono ancora a Placcis) e chiedo indicazione ad un passante che mi sconsola dicendomi che sto salendo verso il monte Tenchia e devo assolutamente ridiscendere fino al ponte e prendere la strada che risale il costone più a nord, lui deve muoversi tra poco in auto e si offre di darmi un passaggio: sia mai! questo è il MIO hike&fly e guai a chi me lo tocca! Declino quindi la cortese offerta e decido che basta percorrere la strada nell’altro verso per tornare sulla retta via. Qui incontro un altro camminatore: non è friulano ed è venuto a passare le feste nel paese originario di sua moglie; mi conferma che in questa direzione in qualche modo ritrovo l’itinerario giusto per andare sul Terzo, anche se lui non lo ha mai percorso da qui. Lo sterrato che facciamo assieme comincia a scendere per tornare nuovamente verso Laipacco ed il mio accompagnatore mi indica due passerelle in legno che attraversano il rio che stiamo costeggiando ma non sa dirmi quale sia quella giusta. Imbocco la seconda (quella più in basso) e lo saluto; in effetti mi porta proprio sulla strada che avrei potuto anche fare in auto.

Per chi fosse interessato al migliore percorso a piedi, me lo ha spiegato uno del posto dopo atterrato: imboccare subito la strada che porta verso il monte Terzo (dopo il ponte sul But, la strada subito a destra in piano) ed arrivati al primo torrente (il Coll’Alto sulla cartina della Tabacco) lo si risale arrivando alle passerelle (lungo lo sterrato che ho percorso io, ma in senso contrario); qui si prende quella più alta (la seconda salendo) e – per sentieri non molto battuti – si dovrebbe sbucare sulla strada già a quota 1245).

Io invece sbuco sulla strada asfaltata appena sopra quota 900 e la risalgo con passo spedito; inizialmente cerco sentieri che la taglino, ma non li trovo, poi decido di godermela: non ho una gran fretta, mi rilasso e cammino liberando la mente e senza prestare una grande attenzione all’itinerario, ma gustando appieno il fascino del bosco in cui sono immerso, il panorama che mi circonda e la bellezza di quello che sto facendo (anche perché quando ero concentrato sul percorso non ne ho azzeccata una! meglio così allora…).

Risalgo la strada, prendo a sinistra al bivio di quota 1100 seguendo l’indicazione “Lavareit” ed imbocco finalmente, dopo qualche tornante, il sentiero 155 che proviene da Timau. Raggiungo così in breve casera Lavareit.

Qui faccio una pausa, e mi rifocillo un po’ crogiolandomi al sole che riscalda più di quello che la stagione farebbe pensare; poi riprendo la salita (attenzione: all’abbeveratoio bisogna salire con un paio di tornantini, la traccia che continua a sinistra sotto il vascone porta fuori strada…). Resto sul sentiero CAI che ora torna ed essere ben segnato evitando la traccia del vecchio sentiero (che passava un po’ più alto sulle pendici sud del monte Terzo) e puntando, con una salita più leggera, al fondo del vallone che divide il Terzo dal Cimone di Crasulina e risalendolo fino alla forca di Tierc (una mezz’ora abbondante di risalita sul fondo di questo vallone camminando sulla brina che da settimane probabilmente non vede più il sole: che freddo! e con la linea del sole che sale parallela al sentiero solo una cinquantina di metri più sopra…). 

Risalgo con calma gli ultimi 150 metri di dislivello seguendo il sentiero che si arrampica sul pendio sud-est del Terzo ed individuo un paio di posti per un possibile decollo all’italiana nel caso la vetta risulti non decollabile, qui sento un leggero vento che risale da Cleulis, ma mi sembra proprio debole e incostante e – francamente – decollare da qui non mi convince molto.

Incrocio un altro escursionista che sta scendendo dalla vetta, ci scambiamo un saluto, ed arrivo alfine in cima, dove mi accoglie il vento meteo previsto: un buon nord-est costante e laminare, forse solo un po’ più debole delle previsioni; ma… e il decollo con vento da nord? dov’è? non lo vedo mica… la doppia cima mi accoglie piuttosto scoscesa e senza spazi per aprire e gonfiare la vela, forse con un vento più intenso… ma così mi sembra proprio indecollabile!

Seguo con la vista la cresta che degrada verso ovest addolcendosi un pochino, ci sono tracce di trincee (si affacciano direttamente sul passo di Monte Croce Carnico e sul Pal Piccolo), c’è anche un piccolo pianoro… scendo subito a verificare il posto… lo spazio di decollo mi sembra proprio insufficiente e comunque bisognerebbe buttarsi oltre il ciglio verso un pendio piuttosto scosceso ed interamente  ricoperto di cespugli… sono piuttosto agitato: mi dimentico così di fare foto, non riesco a rilassarmi e non mangio nulla (cosa c’è di peggio per me?).

Preparo un segnavento e guardo meglio il pianoro su cui mi trovo: il vento sembra buono e se stendo la vela sul bordo al limite dello spazio disponibile ho più di un metro di spazio di gonfiaggio prima del ciglio del pendio… forse posso farcela… devo però vedere se riesco a far prendere vento alla vela per farla salire sulla testa con il poco spazio a mia disposizione. Bando agli indugi! Fuori la vela! La stendo al meglio (per metterla contro vento la devo posizionare leggermente più bassa rispetto a dove mi trovo io) e provo un gonfiaggio… al primo strattone che esercito con le bretelle il vento – con mia piacevole sorpresa – mi gonfia subito la vela e me la mantiene sollevata senza particolari problemi. Capisco così che posso provare il decollo in sicurezza e finalmente mi calmo.

La vela è ben stesa ed il controllo cordini è fatto; mando un messaggio al Giova per un avviso di sicurezza, mi cambio, metto via tutto e mi imbrago; non ho nessuno che mi confermi che è tutto ok per il decollo, per il volo, per l’atterraggio, non c’è John o uno degli altri numerosi compagni di avventure ad aiutarmi se vado in difficoltà; è una situazione nuova per me, ma è proprio quello che cercavo: ne ho fatti tanti ormai di voli, e anche di hike&fly, ma questa per me è proprio una condizione psicologica decisamente nuova, l’ho cercata per affrontare le mie insicurezze, ora è giunto il momento di capire chi ne uscirà vincitore.

Non voglio aver fretta, voglio fare le cose in completa sicurezza; faccio un gonfiaggio in cui il vento non mi sostiene abbastanza la vela senza indietreggiare e mangiarmi quel minimo spazio che ho a disposizione: l’intensità del vento è proprio al limite per tenere la vela ferma sulla testa, per cui la faccio scendere nuovamente a terra. Ma sento che il vento oggi è il mio miglior alleato: è laminare, basta attendere l’attimo buono… gonfio nuovamente, la vela sale bene, mi giro e la vela resta composta sulla testa, si sgonfia? no! resta lì bella e composta! un respiro profondo e mi avvio con velocità crescente verso il ciglio del pendio, le sensazioni sono ottime… sento che è tutto OK… e via! mi tuffo “alla Loris” nel vuoto e volo… volo!

Il volo non mi regala nemmeno un bip di variometro, ma non mi interessa, lo trovo comunque bellissimo, mi sento felice! Ultimo tassello che deve andare al suo posto: l’atterraggio; purtroppo non riesco a vedere il segnavento che ho messo in mezzo al prato e non ci sono camini che fumano o altri indizi visibili (ma nessuno che accenda un caminetto o una stufa il 30 dicembre? E gli impianti di riscaldamento moderni non fanno più nemmeno un filo di fumo?), perdendo quota mi rendo conto che il nord si affievolisce sempre più e decido che a terra troverò un po’ di sud così imposto in tal senso lo smaltimento. 

Il vento a terra è praticamente nullo ed appoggio i piedi proprio al centro del prato che avevo individuato la mattina, nemmeno il tempo di lasciar arrivare la vela a terra che dentro di me esplode la gioia della vittoria! Io ho vinto contro le mie paure ed i miei timori! Io l’ho fatto! Lo so che il monte Terzo non è nulla di che e che il volo è solitario e che essere assolutamente autonomi nelle decisioni è normale per tanti ottimi piloti che mi circondano… ma non me ne frega un tubo… per me è stata una grande impresa, ne vado fiero e me ne vanto!

Atterrato!
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Tokyo

Hike & Fly Monte Terzo

Difficoltà decollo H&F

Difficolta' 2+
Legenda difficoltà »

Possibili decolli

Dal crinale a Ovest della cima con vento da Nord, Nord-Est.

Possibili decolli lungo il sentiero che sale alla cima con vento da Sud-Est.

Possibili atterraggi

I prati a a nord prima di attraversare il ponte sul But per andare a Cleulis, appena sopra la frazione di Laipacco.

Parcheggio

Nei pressi del ponte sul But a Laipacco, sulla strada che porta a Cleulis.

Quota minima: 810mt
Quota massima: 2034mt

Sentiero CAI 155. Possibilità di salire in auto fino a circa quota 1300.

Coordinate decollo: 46.5742, 12.9528
Coordinate atterraggio: 46.5687, 13.0060

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